Appunti di viaggio di Pippo Ferraro riordinati e redatti da Simona Bellini


L’ultima settimana a Verbier fu un autentico tour de force. Sylvie aveva lasciato cadere ogni freno inibitorio. I nostri incontri, tutti notturni dopo il lavoro, erano veri e propri fuochi d’artificio, un crescendo rossiniano. Quasi quasi ora mi spiegavo perché non aveva un ragazzo…

La buona condizione fisica mi consentiva di sostenere il ritmo forsennato che la scatenata Sylvie imprimeva alla nostra relazione. La cosa non mi dispiaceva assolutamente ma paradossalmente mi era di aiuto sapere che sarebbe durata solo ancora una settimana anche se ero combattuto su due fronti. Da una parte mi rincuoravo pensando che stavo facendo il pieno per quando sarebbero arrivati i periodi di magra sentendomi molto maschilista ma nel profondo temevo che la storia con Sylvie, che mi piaceva molto, anzi troppo, si trasformasse in qualcosa di patetico. Nei miei peggiori incubi ad occhi aperti mi vedevo come l’amante attempato che si invaghisce della ragazza giovane e disinibita che sconvolge del tutto la sua vita trascinandolo in un vortice che lo distrugge come uomo e professionalmente, facendogli smarrire sicurezze e soprattutto dignità. Eppure nei suoi discorsi non entrava mai la parola amore ed anche io mi guardavo bene dallo sbilanciarmi in tal senso.

– Sai che ho dei parenti vicino Lugano? Potrei venire a trovarti il mese prossimo quando sarai a suonare nel Ticino.

Un brivido mi corse lungo la schiena mentre pronunciava queste parole che mi suonavano come una sottile minaccia viste le sensazioni che stavo vivendo in quei giorni.

– Sarebbe bello.

Lo dissi senza convinzione mentre cercavo il modo di uscirne. La paura ormai mi attanagliava.

– Con tuo padre come fai? Come potrai spiegarglielo?

– Ho delle amiche di scuola nella zona. Posso trovare facilmente una scusa per restare fuori a dormire.

Ero combattuto ma cercavo di pensare da uomo, quello della peggior specie, autoconvincendomi che a voler ben guardare la situazione la sazietà sessuale del presente non sarebbe durata a lungo.

– Tanto restiamo in contatto e mi farai sapere quando vieni.

– Ti telefonerò ogni giorno. Non ti libererai facilmente di Sylvie.

Lo disse ammiccando vistosamente mentre io avevo già ceduto su tutti i fronti. No, non volevo liberarmene anche se la paura che fosse lei a potersi stancare di me era quasi palpabile. Stavo veramente mettendo in preventivo che questo sarebbe potuto accadere e che, anzi, era praticamente ineluttabile? Dovevo assolutamente prepararmi a tutto questo per non farmi distruggere emotivamente.

– Se non trovi prima un bel giovane che ti prende il cuore.

Mi sarei morso la lingua ma ormai avevo già pronunciato quelle parole. In quel momento avevo solamente bisogno delle sue rassicurazioni mentre mi rendevo conto che in fondo patetico lo ero già. Silenzio… il mio cuore si era fermato.

– Non dire cazzate. Baciami!

Il mese di Marzo finì. Due giorni prima di partire Monsieur B. mi chiamò nel suo ufficio mentre il mio senso di colpa mi faceva credere che tutto era stato scoperto. La mia linea di difesa, che ripassavo mentalmente nel mentre mi recavo da lui, era troppo debole. Come mi sarei potuto discolpare dall’accusa di aver sedotto la sua bambina? Lei non era affatto innocente dell’accaduto e non era affatto una bambina ma io sentivo di essermi comportato in maniera più che criticabile nei suoi riguardi. Non in quelli di Sylvie però.

Mi fece sedere davanti a lui mentre cercavo di capire dall’espressione impenetrabile del suo viso quanto sarebbe stata violenta la sua accusa. Sarebbe bastato un “la carne è debole”? Mi sarei schiaffeggiato da solo per la discutibilità del concetto.

– Giuseppe, sono stato davvero contento di conoscerla. Lei ha fatto un ottimo lavoro. Tutti i clienti hanno apprezzato ed io con loro.

Ecco adesso arriveranno i ma…

– Vorrei proporle di suonare qui da noi tutta la stagione prossima, da metà Dicembre alle vacanze pasquali. Saremmo tutti felici che lei tornasse.

Mi stavo rilassando e il pensiero stuzzicante che felice lo sarebbe stata soprattutto sua figlia mi fece sorridere anche se il tarlo della paura fece di nuovo capolino. L’anno successivo non avrebbe sicuramente avuto più nessun interesse per me, di stalloni ne avrebbe potuti trovare quanti voleva. Mi sentito cattivo ed anche offensivo ma anche bisognoso di rassicurazioni e di assoluzione.

L’agenzia svizzera, mia agente, che recuperava per me contratti anche con diversi mesi di anticipo, non mi aveva ancora proposto nulla per l’inverno successivo. Me lo aspettavo per fine estate, come di consueto. La mia stagione estiva era già al completo visto che a Luglio e ad Agosto sarei stato impegnato a St. Moritz mentre a Maggio e a Giugno ero atteso a Ginevra. Il mio contratto con l’agenzia mi permetteva di ritenermi libero di accettare contratti nei mesi in cui non avevano nulla da propormi.

– Ne sarei davvero felice anch’io, sono stato molto bene qui. In più per me c’è il vantaggio di restare piu’ mesi senza spostarmi.

Lo confessai senza nessuna reticenza.

– Bene Giuseppe, abbiamo tutto il tempo. Dopo l’estate le faro’ preparare il contratto e glielo invierò in Italia o qui in Svizzera, come preferisce lei.

Non avevo bisogno di altre garanzie visto l’ottimo trattamento ricevuto e la puntualità con la quale veniva saldato il mio compenso. Quindi non c’era altro? Non aveva nulla da dirmi? Ricominciai a respirare mentre mi allontanavo dal suo ufficio. Faceva finta di non aver capito? Non l’ho mai saputo.

Quella stessa notte, mentre la stringevo tra le braccia dopo l’ennesima notte di fuoco, raccontai a Sylvie della proposta di suo padre ma la sua reazione fu alquanto tiepida.

– Bello dai, diventerai un’abitante di Verbier.

Era tutto quello che aveva da dire? Cosa mi aspettavo? Ma aveva altro da aggiungere?

– A Settembre dovrò trasferirmi a Parigi per lo stage al George V.

Lo avevo dimenticato, anzi rimosso.

– Ma tornerai a casa ogni tre settimane per qualche giorno, o qualcosa del genere, giusto?

– Si, è così ma non posso ancora sapere come e quanto sarò impegnata in hotel.

La certezza che le nostre strade prima o poi si sarebbero divise mi colpì come una sberla. Stava gettando acqua sul fuoco? Era un segnale? Immaginai la mia espressione nel buio della stanza. Era delusa? Penso proprio di si. Fui felice che lei non potesse vederla.

– Ci vedremo a Lugano. Troverò il modo di venire anche a Ginevra, vedrai…

Mi stava rassicurando?

Mi ritrovai a chiedermi se avessi programmi per un futuro insieme a lei ma senza esprimerlo. Non mi ci vedevo assolutamente nel quarantenne che non si rassegna ad essere mollato dalla ventenne alla quale è passato l’invaghimento. Ero soddisfatto di me stesso e del mio percorso ed una casa dove tornare c’era. Ma cosa volevo veramente? La verità è che volevo una persona da cui tornare. Una persona che tenesse davvero a me e che mi ritenesse importante e speciale e che mi accogliesse con i profumi della famiglia… Il mio cuore era ferito in quel momento ed e’ strano come queste situazioni, sebbene facciano male, mettano addosso una voglia ancora piu’ forte di contatto fisico. E’ da uomini? Non lo so ma é quello che provavo io.

E anche quella notte accadde. Distrutto fisicamente ma anche appagato, su un letto devastato la stringevo tra le mie braccia e mi chiedevo come una persona possa darsi completamente e farti salire molto in alto senza in effetti darti nulla di se’.


Appuntamento a sabato prossimo per la pubblicazione di un altro capitolo del libro

“Il pianista dall’oblò”



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