a cura di “Fabrizio Caramagna”

Quando inizi a rimettere i colori nei tubetti, gli strumenti musicali nelle custodie, gli orizzonti sotto il ripiano della finestra. Deve essere così che comincia la vecchiaia.
L’onda con la quale hai sempre giocato all’improvviso ti strattona forte, ti sbatte nel fondo del mare e quasi ti soffoca. Ti bastano alcuno attimi per capire che il gioco è finito. Che nella vita è giunta la vecchiaia.
Nell’infanzia e nella gioventù si sente con l’immaginazione.
Nella maturità e nella vecchiaia si sente con la memoria.
Finché un giorno il tappeto colorato prenderà il volo e ci lascerà da soli, con tutta la polvere che si nascondeva sotto, grigia. E arriverà la vecchiaia.
La vecchiaia: il nodo è sempre più ingarbugliato, le dita sempre più tremanti.
Non importa se mezzo pieno o mezzo vuoto. Nel bicchiere della vecchiaia c’è solo polvere.
Nella vecchiaia l’inatteso non ti dà più brividi, e l’atteso continua a essere uno scontro frontale da cui esci a pezzi.
Nella vecchiaia barattiamo l’armatura con uno scafandro. E ci rinchiudiamo nel nostro relitto.
La vecchiaia è l’unica età alla quale si arriva. Dalle altre si esce, spesso anche velocemente.
Nella vecchiaia c’è poco da aggiungere e moltissimo da sottrarre.
Nella vecchiaia la vita si trasforma in un’immensa collezione di lieti fini finiti male.
Dentro di noi diverse malattie lottano per ottenere il primato, ma presto troveranno un’intesa, e ne verrà fuori la vecchiaia.
“Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante” scrive Nietzsche. Privi di quel caos i vecchi non partoriscono stelle, tanto meno danzanti. Guardano solo più le stelle, nelle loro notti insonni, sapendole irraggiungibili.
Guardo gli anziani con una tenerezza dolente. Hanno le ossa troppo fragili e la pelle troppo sottile per riuscire a tenere insieme tutte le perdite che hanno avuto.
Quando si è vecchi, le cose non ci accompagnano soltanto. Esse pesano. Le nuvole sono nel cielo come prima ma pesano. I pensieri scandiscono il tempo come prima, ma pesano. Ogni cosa pesa.
Nella vecchiaia c’è tutto il tempo ma non c’è più spazio. I capelli non hanno più spazio, l’energia non ha più spazio, le speranze non hanno più spazio.
Nella vecchiaia l’uomo non riesce a innamorarsi neppure più di se stesso.
La vecchiaia, più ancora che la giovinezza, ha bisogno di certezze, perché essa ha perduto la speranza.
Nella vecchiaia non c’è infanzia né paradiso,
vorresti cercare una via di fuga
ma cadi ogni giorno in un urlo segreto.
La vecchiaia imprime crepe sulle pareti,
annerisce lo specchio dove abbiamo brillato per un istante,
prima di essere fissati dall’occhio vitreo del tempo.
Dopo una certa età non ci sono più persone, eventi, parole, delusioni o sogni che siano nuovi: tutto è già successo prima, ogni cosa è già apparsa in precedenza, camuffata in modo diverso.

Fabrizio Caramagna, conosciuto anche come “ricercatore di meraviglie”, è uno degli autori italiani più citati e lo scrittore di aforismi (vivente) più citato al mondo.

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