di Tiberio La Rocca


PREFAZIONE
“Morirò infelice, / ma vivrò pago ed ebbro di poesia”, afferma ad un certo punto Tiberio La Rocca e lo fa dopo aver messo a fuoco, con nitore e sincerità, il proprio Io, scavando in profondità la sua anima e il cuore in quanto i poeti, come lui, “si nutrono di dolore” e compongono versi, sofferti e profondi, solo ricchi “di bellezza e di emozioni”.
Questa è l’immagine, nitida e suadente, di Tiberio La Rocca che fuoriesce dalle poesie che figurano in questa silloge, davvero partecipata e che si nutre, giustamente, di momenti vissuti, di passaggi magicamente luminosi, di sogni e, naturalmente, di brutture: di quelle brutture che, purtroppo, marchiano di sé l’animo anche di un poeta, di un poeta come lui quanto mai sensibile ed illuminato.

Dalle sue “pagine di vita” Tiberio La Rocca è riuscito ad estrapolare veramente un concerto di note che vanno dal melodico all’angoscia, non dimenticando comunque mai di aggiungervi un sorriso di luce, di gioia, di attese luminescenti, di silenzi ciarlieri, di inondanti scrosci d’immenso, di quelle gocce d’inchiostro rosso che diventano fasci ampi di amore, di entusiasmi e di stupori.
C’è, in ogni caso, sempre una penombra ad accompagnare sorrisi e parole calde; una penombra che nasce dalla constatazione che il vivere da sempre è ricco di insidie, di compromessi non desiderati, di sbadigli e di racconti di morte; ed ecco che la poesia, dialogante e fatta di immediatezza, si appropria dei tanti perché dei migranti, della memoria di Falcone e Borsellino, dei rumori sinistri che piovono su Gaza, delle pieghe di un’anima ricca di ricordi, di preghiere coniugate in silenzio allo scopo di appuntare meglio realtà e commozioni, profumate stagioni ed erosive esperienze… È uno sfogliare la vita, il suo, che è un gradito regalo per chi legge ed ama la poesia; una poesia, dunque, che marchia di sé un percorso intimo alacre ed operoso ed anche di illusioni (recise, talvolta).
Ed ecco che in una forte composizione suggerisce con toni forti: “No marinaio, / no / Non c’è approdo sicuro: / non fermarti /riprendi a navigare. / No, / non c’è l’amore eterno”. Come a dire che la vita è, sì, un sogno, ma che anche il sogno non sempre offre delle baie in cui approdare. per cui è (e lo sarà sempre) un regalarsi al mondo, agli altri, allo scopo di lasciare un pensiero emozionante che va al di là di un vuoto silenzio che sovente si appropria (o va appropriandosi) della quotidianità in cui siamo costretti a bazzicare.

Riscalda, pertanto, anche il nostro Io la poesia di Tiberio La Rocca, e non ci sembra sia cosa di poco conto se ci ricorda quel mare di incertezze e di inquietudini che ci sta offrendo questo inizio di Terzo Millennio.

a cura di Fulvio Castellani


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