di Roberta Annecchini (Biocity Natura)


Il genere Echinacea, dal greco echinos, che vuol dire “riccio”, originario del Nord America, appartiene alla famiglia delle Asteraceae ed è rappresentato da nove specie, la maggior parte di loro perenni e tolleranti alla siccità. E.angustifolia ed E.pallida crescono facilmente in terreni di tipo ghiaioso-argilloso con un buon drenaggio, mentre E.purpurea preferisce i terreni sabbiosi ed argillosi. Queste tre specie di Echinacea appena menzionate, sono le più conosciute ed utilizzate dall’uomo per le loro proprietà medicinali e sono commercialmente importanti in termini di prodotti erboristici. La segnatura di questa pianta è probabilmente indicata dal suo disco spinoso, che costituisce la parte centrale del fiore, simile a un riccio di mare o a un porcospino, animale fra i pochi in grado di combattere e uccidere le vipere; lasciando intendere che questa pianta rappresenterebbe un antidoto naturale contro i morsi di serpente.

Molte specie di Echinacea sono state descritte come tra le piante più importanti utilizzate dai nativi americani per il trattamento di molte malattie; tra cui raffreddore, tonsillite, mal di denti, dolore intestinale, morsi di serpente, rabbia, convulsioni, infezioni delle ferite, condizioni settiche e cancro. Anche se l’origine del genere Echinacea è nordamericana, queste piante sono state ampiamente utilizzate in altri paesi e culture. Echinacea giunge in Europa dalla medicina tradizionale degli indiani d’America, presso i quali le indicazioni erano molteplici.

La conoscenza tradizionale di queste piante è stata introdotta in Europa dai coloni, documentando in modi differenti. I primi resoconti storici ed usi di Echinacea purpurea furono di John Clayton nella Flora Virginica (1762) e di Schoph nella Materia Medica Americana (1787, Flomery, 1999). Da allora, medici e botanici, iniziarono a prescrivere l’Echinacea per le sue proprietà terapeutiche. La storia dell’uso di Echinacea sul sistema immunitario risale al 1913, quando viene pubblicato un suo rapporto sull’aumento della fagocitosi dei batteri della tubercolosi. Oltre al supporto del sistema immunitario, gli estratti di Echinacea sono stati tradizionalmente utilizzati nella guarigione delle ferite; principalmente infezioni, come la sifilide e ferite settiche, ma anche come “antitossina” per morsi di serpente e avvelenamento del sangue. Nel 1962, Benigni-Capra-Cattorini, a proposito di Echinacea, riportano quanto segue: “Dopo l’avvento dei nuovi antibiotici e chemioterapici, il valore attribuito in passato a quelle sostanze che stimolano le naturali difese dell’organismo, con azione aspecifica sui germi patogeni, subì una notevole riduzione; ma una nuova importanza esse acquisirono allorché ci si rese conto che la resistenza che assumevano i germi di fronte all’azione delle suddette nuove sostanze poteva essere più o meno completamente annullata soltanto mediante l’azione associata di stimoli aspecifici. L’azione generale della pianta si manifesta con uno stimolo aspecifico delle reazioni difensive e quindi con aumento della resistenza dell’organismo all’aggressione dei germi patogeni. Per quanto riguarda le applicazioni terapeutiche dell’Echinacea occorre dire che attualmente esse sono limitatissime.” Fu descritta poi successivamente come un potente “anti-infettivo” indicato nelle infezioni batteriche e virali, setticemia lieve, foruncolosi (episodi ricorrenti persistenti di noduli dolorosi nella pelle) e altre malattie della pelle, compresi foruncoli ed ascessi (British Herbal Associazione di Medicina 1990; Bradley 1992; Tyler 1993; Williamson 2003). 

L’attuale interesse per l’uso medicinale di questa pianta, è focalizzato sul suo potere immunostimolante, in particolare nel trattamento e prevenzione del comune raffreddore, influenza e altre infezioni delle vie respiratorie superiori. La popolarità di Echinacea può essere misurata sicuramente esplorando la crescita della ricerca e delle informazioni nei suoi confronti; il numero di pubblicazioni scientifiche aumentano di anno in anno. I costituenti principali della droga della pianta, presenti nella radice e nelle parti aeree delle tre specie E.purpurea, E.angustifolia ed E.pallida, sono prevalentemente composti volatili, alchilammidi, polifenoli, derivati dell‘acido caffeico, polisaccaridi ed alcaloidi, che esibiscono soprattutto attività immunostimolanti ed antinfiammatorie. Si ritiene che queste attività non sono da attribuire a un singolo costituente o a un gruppo specifico di costituenti, piuttosto a diversi gruppi che formano il fitocomplesso di Echinacea e inoltre è importante sottolineare che ci sono differenze nel profilo dei costituenti delle tre specie più studiate ed utilizzate come pianta medicinale. Gli effetti immunologici di un’ampia gamma di preparati a base di Echinacea, comprendenti specie diverse, parti di piante e tipi di estratto, sono stati ampiamente studiati in vitro e in vivo. Nel complesso, i dati indicano che i preparati di Echinacea hanno effetti su determinati indici di funzione immunitaria, anche se al momento non è chiara l’immagine di quali siano le preparazioni specifiche che hanno il massimo dell’attività.

E.purpurea tra le specie di Echinacea, è la più conosciuta ed utilizzata come pianta medicinale per la cura di malattie comuni. Le parti aeree di E.purpurea hanno indotto l’attivazione di macrofagi e stimolato la produzione di citochine, inclusa interleuchina-1 (IL-1), IL-10 e il fattore di necrosi tumorale (TNF). E.purpurea ha anche la capacità di interferire con i virus durante il loro contatto iniziale con le cellule ospiti e durante la diffusione del virus da cellule infette. Ad esempio, è stata in grado di interrompere il legame del virus dell’influenza A con i recettori della cellula ospite, interferendo così con l’ingresso del virus nelle cellule. Questa specie si è dimostrata efficace anche contro Haemophilus influenzae, un patogeno associato a otite, bronchite cronica e polmonite, nonchè contro il virus dell’Herpes simplex.


E.angustifolia dal latino angustus, “angusto”, si riferisce probabilmente alla forma particolarmente stretta e allungata delle foglie di questa specie. E’ stata segnalata soprattutto per aver dimostrato in vivo un’attività antinfiammatoria, grazie alla presenza della droga della pianta, nella sua radice, di una frazione polisaccaridica e di alchilammidi che hanno evidenziato effetti inibitori sulla ciclossigenasi (COX) e sulla 5-lipossigenasi, attraverso il blocco della produzione di prostaglandine e leucotrieni, determinando in questo modo l’attività antinfiammatoria della pianta. Estratti di radice di Echinacea angustifolia hanno evidenziato inoltre attività antifungina su ceppi di Candida albicans. Ulteriori studi condotti in vivo hanno dimostrato un aumento significativo della risposta delle IgG all’antigene, riconoscendo questa specie come uno stimolante immunitario.


E.pallida, a lungo confusa con Echinacea angustifolia, viene oggi studiata e utilizzata come varietà distinta, anche se le loro indicazioni terapeutiche sono ampiamente sovrapponibili. La radice della varietà pallida, botanicamente dunque simile alla specie angustifolia, non presenta però fra i suoi principi attivi la chiarina, oltre a contenere una minore concentrazione di alchilammidi rispetto sia alla specie angustifolia che alla purpurea. La concentrazione di echinacoside, un glucoside derivato dall’acido caffeico, invece, è maggiore in Echinacea pallida in confronto a quello delle altre specie. In uno studio clinico contro placebo su 160 pazienti, affetti da infezioni delle vie aeree superiori di origine sia virale che batterica, trattati con 900 mg/dì di soluzione idroalcolica di radice di Echinacea pallida, si è ottenuto un significativo abbreviamento della durata dei sintomi rispetto al gruppo trattato con placebo. E.pallida ha mostrato inoltre attività antinfiammatoria e cicatrizzante riportate per preparazioni in gel. Questi effetti sono stati osservati dopo la somministrazione topica e sono stati dichiarati essere maggiori rispetto a quelli osservati per l’estratto di radice di E.purpurea, notando dunque proprietà cicatrizzanti più forti rispetto alle altre due specie medicinali.


In letteratura troviamo dunque diverse review che prendono in considerazione trial clinici condotti su differenti preparazioni di Echinacea, giungendo alla conclusione che esse possono essere utili soprattutto nei primi stadi del trattamento delle infezioni delle vie aeree superiori, ma che ci sono ancora scarse evidenze che supportino l’uso estensivo dell’Echinacea come preventivo.

I ricercatori suggeriscono che sia indispensabile specificare nei futuri disegni dei trial, la varietà di Echinacea, le parti della pianta, il tipo di estrazione e il dosaggio usati, perché molti degli studi effettuati non sono utilizzabili per la mancanza di questi dati.


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