a cura della Redazione “Il Postalista”


…e a chi li ha inventati”. Forse non l’avranno detto, almeno davanti alla gente, ma di certo l’avranno pensato alcuni Distributori postali, messi in difficoltà dal nuovo sistema per la francatura delle lettere.

Infatti, come del resto tutte le novità, l’introduzione del francobollo non fu all’inizio tanto agevole. La Direzione di Siena li aveva distribuiti seguendo le istruzioni della Soprintendenza Generale di Firenze, che il 18 marzo 1851 così scriveva: “Colla presente Le accompagno n. 13 domande di francobolli per i 13 Regi Ufizi Postali dipendenti da codesta Direzione, in ciascuna delle quali è stato qui notato per  questa prima volta il numero e la qualità dei francobolli dei quali si è creduto conveniente sia provvisto ogni respettivo Ufizio… Avverta poi chi occorre acciocché /’invio dei francobolli sia fatto in modo che i medesimi non possano nel viaggio guastarsi o per l’umidità o per altra cagione.”

È evidente che la Soprintendenza, anche se soltanto “per questa prima volta” (sottolineato nel testo), aveva calcolato la fornitura basandosi sul movimento epistolare di ciascun ufficio, I Distributori si affrettarono a rispedire le domande debitamente firmate e la Direzione fece in modo di rifornirli regolarmente perché avessero disponibili i francobolli per la fatidica data del 1° Aprile. E qui cominciano le dolenti note: l’importare dei “foglietti”, come venivano chiamati, fu addebitato al Distributore, che lo dovette riportare come “entrata” nel rendiconto mensile, o “Ristretto”, che entro il 15 del mese successivo veniva inviato alla Direzione. Insomma, il Distributore doveva anticipare il controvalore dei francobolli ricevuti, anche se questi rimanevano nel cassetto. I primi a lamentarsi furono i Distributori di Asciano, Pitigliano e Arcidosso; quest’ultimo, Alessandro Giovannini, scrive in data 15 maggio: “Dalla sua del 13 andante rilevo con sorpresa dovere io pagale lire 92 all’Amministrazione Postale, senza aver fondi della medesima essendo tutti i francobolli da me ricevuti qui in essere, non avendoci pigliato un soldo, per cui dovendo pagare e non avendo denaro bisognerebbe che lo prendessi a muto imprestito; cosa che farò se mi viene definitivamente ordinato una tale anticipazione”.

La Direzione di Siena informa la Soprintendenza di questi inconvenienti, ricevendone la seguente risposta: “21 Maggio 185I: Questo Computista sig. Marchesini ha voluto pormi sott’occhio una di Lei lettera, con cui gli ha accompagnato un’altra del Distributore di Asciano, che fa premura perché attese le limitate risorse di quell’Ufizio, si dispensi dal corrispondere il valore dei francobolli ricevuti. E considerato che, secondo afferma il sig. Bambagini, non ne ha per anche, esitato alcuno, non vi ha dubbio che l’incasso dei primi quindici giorni del corrente Maggio non può essere che assai inferiore alle lire 92 che il suddetto titolo dovrebbe pagare; e quindi trovo equo che siasi consentito, addebitandosi dell’intera partita, accreditarsi anco dei francobolli in essere, e ciò provvisoriamente riguardo al Ristretto dell’Aprile. Altrettanto non potrebbe essere consentito ai Distributori di Pitigliano e Arcidosso che dalla citata Sua apparisce abbian fatto premure analoghe a quelle del Bambagini… “ motivando tale diverso trattamento col fatto che detti Ufizi avevano maggiori entrate. Prosegue invitando il Direttore “… a far sentire a questi suoi tre dipendenti, che sarebbe desiderabile che l’uso dei francobollo si generalizzasse, potendo a tenore del § 35 delle Istruzioni del dì 11 marzo 1851 essere questi utilmente applicati a tutte le corrispondenze, meno le dirette a Paesi della Lega Austro-Germanica, e che lo scopo sarebbe facilmente raggiunto se i francobolli si apponessero dai Particolari alle Lettere che in ciascun Ufizio sono nel caso di francarsi sì per l’interno che per l’Estero”.
Ribadisce tali raccomandazioni, a seguito di altri reclami, con un’altra lettera, in data 23 maggio: “Interessa che l’applicazione dei francobolli alle corrispondenze diventi familiare al Pubblico; quindi sebbene il § 35 delle Istruzioni del dì 11 marzo p.p. dimostri che l’uso può esserne esteso anche ad altre lettere e stampe, oltre quelle cambiate con l’Austria, trovo opportuno che la S.V. Ill.ma faccia con apposita circolare avvertiti i R.R. Distributori dipendenti, che facilmente tale scopo sarà raggiunto, quando essi istruiscano coloro, che si presentano all’Ufizio a francare le corrispondenze, che possono utilmente munirle dell’equivalente francobollo (a meno che non sieno dirette a uno Stato della Germania, che faccia parte della Lega Postale), e così gettarle in buca anche essendo chiuso l’Ufizio, e prevenirsi dalle frodi dei commissionati ad impostarle. Agevolando in questa guisa lo spaccio dei francobolli, ai Distributori che al 15 maggio hanno pagato l’importare della prima provvista, se per far ciò avranno anticipato del proprio una parte della somma, è offerto il modo di sollecitamente rimborsarsi.”
La reazione dei Distributori a queste “raccomandazioni” che il Direttore aveva loro prontamente trasmesso, più che da tanti commenti si può capire dal contenuto di alcune lettere di risposta.
Il 27 maggio, il Distributore Luigi Barsanti di Radicofani scrive che “ …è stato da me prevenuto ancora gli abitanti dei Paesi limitrofi col mezzo dei Procacci, ma da nessuno mi sono stati ricercati, almeno per ora, ed i Foglietti esitati fino a questo giorno sono per Lire 1.14”.
Il 27 maggio, Luigi Bambagini da Asciano: “Sempre ho istruito il pubblico, e di questa istruzione per ora non se ne vede il resultato.” Il 27 maggio, c’è anche la risposta di Luigi Volpi di Grosseto: “ …non ho omesso fin qui premure, conferme farò in seguito, onde far conoscere al Pubblico il vantaggio e comodo per le Francature del Granducato, con l’acquisto dei Francobolli, ma fin qui tutto inutile, giacchè punto smercio è avvenuto sul proposito: Speriamo che si farà in avvenire, sebbene l’imminente emigrazione da questa Città mi faccia desistere da qualunque buon successo”.
Il Volpi si riferisce alla c.d. “estatatura”: da giugno a settembre tutti gli Uffici pubblici ed i cittadini che ne avevano la possibilità si trasferivano nelle più salubri zone collinari della Provincia (per lo più a Scansano) per sfuggire alle micidiali febbre malariche ed a Grosseto restavano poche centinaia di persone.
Mario Lavagnini, distributore di Scansano, il 29 maggio 1851 dichiara che “ …sebbene abbia fatto sentire che l’affrancatura della corrispondenza mediante l’applicazione dei Francobolli sarebbe per il pubblico assai più vantaggiosa, pur nonostante non mi è riuscito fin qui vederne alcuno”.
Ancora più esplicita la lettera del Distributore di Pitigliano, Luigi Barzetti, in data 3 giugno: “Ella quantunque porga tutte le facilitazioni al Pubblico per il comodo francar delle Lettere, qui non raggiunge tale scopo. A me unicamente servirà di vantaggio onde sbrigarmi di quella quantità di Francobolli, che io ciecamente ricevei prima che l’esperienza mi avesse dimostrato che per questo luogo sarebbero riusciti affatto inutili. Conseguentemente nel Ristretto, che io nel di 15 dello stante Mese invierò a codesta Direzione, mi addebiterò dell’importare dei medesimi, colla viva speranza di non riaccendere in seguito una tale partita”.
Si può quindi tranquillamente affermare che l’accoglienza ai francobolli fu generalmente tutt’altro che positiva. Tuttavia, poco alla volta, cominciarono ad entrare nell’uso e le ordinazioni che le varie Distribuzioni fanno con l’andar del tempo alla Direzione lo stanno a dimostrare.
Fra tutta la corrispondenza che testimonia il lento, ma progressivo cambiamento di tendenza, mi piace citare una lettera del Distributore Comunitativo di Castiglione della Pescaia, Gaetano Orsini, che in data 6 giugno 1852, più di un anno dopo l’introduzione dei francobolli, così scrive alla Direzione di Siena: “Avendo meglio riletto la Circolare rimessami da V.S. Ill.ma, ho osservato che è indispensabile (sic, forse, voleva dire impensabile. N.d.A.) che questo Ufizio seguiti a restare privo dei Francobolli, in specialmente di quelli da due Crazie alle 6, motivo per cui prego la di Lei gentilezza a volermene rimettere per Lire dieci. I non pochi Modonesi (sic) e Parmensi che da Novembre a tutto il corrente Mese soggiornano in questo luogo mi ha spinto a domandargli i sopracitati francobolli. Non gliene domando maggior numero perchè si entra nella stagione eccezionale della Maremma, che la maggior parte della Popolazione emigra atteso la Malaria”.
I grandi lavori di bonifica, iniziati da Leopoldo II nel 1828, richiamavano nella zona di Castiglione della Pescaia un gran numero di braccianti dalla Toscana e dall’Emilia soprattutto, si vede che quelli di Modena e di Parma qualche volta scrivevano a casa. I lavori venivano sospesi dal 30 maggio al 15 novembre, appunto per via della malaria, e in tale periodo almeno la metà degli ottocento abitanti del paese si trasferivano per lo più a Tirli, ma anche a Buriano e Colonna (oggi Vetulonia), mentre i braccianti rientravano quasi tutti ai loro paesi di origine. Gaetano Orsini era il farmacista del paese e si sa che anche in altri posti l’incarico di Distributore Comunitativo veniva affidato appunto allo speziale, questo non solo perchè si trattava di persone di una certa istruzione, ma anche per un motivo pratico: per la loro attività erano muniti di bilancino e quindi il Comune non doveva affrontare la spesa per la loro fornitura, essendo necessari per pesare le lettere.
Infine riporto una delle tante istruzioni impartite dalla Direzione riguardo al nuovo sistema, inviata a tutti i Distributori con una Circolare del 3 luglio 1851: “Si rammenta il contrassegno da farsi sui Francobolli usati… facendo cadere il bollo del giorno sopra una parte dei francobolli attaccati sulle lettere impostate”.
Nota bibliografica: i documenti citati sono nell’Archivio di Stato di Siena, fondo R. Poste nn. 59 e 66.

Articolo di Giuseppe Pallini


Il Postalista

Rivista on line di cultura filatelica e storico postale
Iscrizione Tribunale di Arezzo n. 1326/04 del 28 settembre 2004
Direttore responsabile: Roberto MONTICINI

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