di Raffaele Santilli


L’ALBERO DI NATALE: BASI CULTURALI E “DIDATTICHE”
Comunemente nel mese di Dicembre ci si appresta a festeggiare il Natale, la tradizionale ricorrenza della presunta nascita di Gesù, che è il mito, più o meno riconosciuto, del popolo cristiano. Altri popoli, e sono tanti, con altre religioni, non riconoscono né Gesù come loro rappresentante “spirituale”, né il suo natale, cioè la sua nascita.

In effetti è risaputo che la nascita di Gesù, censita dai romani, non corrisponde affatto al 25 Dicembre, che invece corrisponde all’antica celebrazione pagana (cioè dei non credenti in un solo dio) del solstizio d’Inverno, quando la notte più lunga e più buia dell’anno simboleggiava anche l’inizio del ritorno alla luce, quella luce che in seguito è stata attribuita all’avvento di Gesù Cristo.
Si tratta di un culto del Nord Europa dove l’Inverno pare non finisca mai. E’ solo nel XVIII secolo (1.700) che venne inaugurata la festa celebrativa più o meno così come noi la conosciamo. Non a caso l’albero è un abete, quello tipico delle foreste del Nord Europa.

Ma l’albero è da sempre e in tutti i luoghi anche e principalmente il simbolo della vita, come lo vediamo rappresentato già nel mito dell’Eden, dove la mela rappresenta il passaggio dall’incoscienza alla conoscenza (come accade anche a Biancaneve che con la mela “avvelenata” passa dallo stato infantile a quello della giovinezza e dei desideri). Anche il Buddha si risveglia e ottiene l’illuminazione proprio sotto un grande e antico albero. L’albero cioè rappresenta simbolicamente la trasformazione dell’uomo che da solamente naturale si fa spirituale.

Questi miti non sono stati inventati dall’uomo, come un film, ma si sono presentati alla mente dell’uomo dell’antichità come qualcosa di compiuto, come una rivelazione naturale o come un istinto che proviene dalla parte più profonda dell’essere.
Il fatto che l’albero di Natale sia così addobbato richiama alla mente “l’albero della cuccagna”, pieno di abbondanza di tutti i tipi, un’abbondanza però che essendo soprattutto di natura spirituale viene rappresentata con “doni” che sembrano venire dal cielo, con “pomi”, cioè mele, rosse e cariche di vita ma anche dorate, cioè preziose, provenienti dalle regioni dell’anima, testimoniate anche dalle luci che riflettono, come un ricordo antico e profondo di cose perdute. Tutto ci racconta di un “nutrimento spirituale” che deve essere celebrato da chi non se ne nutre più. Allora ecco che con l’approvazione “dall’alto” si dà l’avvio a questo stordimento “festoso” che però non nutre e non soddisfa più nessuno, ma che si accetta perchè s’è sempre fatto. Ma i bambini no, non hanno bisogno di questo stordimento; i bambini ancora si nutrono a quella fonte che per tanti si è seccata.

Non c’è bisogno al Nido di proseguire l’opera di suggestione che si compie a casa, altrimenti sarebbe inutile lo statuto degli Asili Nido che chiede di fornire al bambino un’autonomia che si sviluppa a partire dal lavoro e-ducativo cioè quel lavoro di ex-ducere – “condurre fuori”, esternare qualcosa che evidentemente è dentro, è già in loro. Si tratta infatti di “realizzare” quel “progetto” di vita che, come un puzzle invisibile è già dentro ogni bambino, quel “disegno” tracciato nello schema evolutivo personale che permetterà ad ognuno di loro di evolversi secondo natura e non secondo le superstizioni, i pregiudizi e le credenze.
L’e-ducatrice, in quanto “conduttrice” di valori che devono “prendere forma”, non può presentare ai bambini qualcosa di pre-confezionato e condizionato da una sola cultura, specie in un momento come quello che stiamo vivendo, con una vastità di popoli provenienti da tutto il mondo e con culture completamente diverse le une dalle altre. Cosa allora una “conduttrice” potrà condurre senza cadere in una cultura escludendo così le altre? Se è vero che il Natale è l’allegoria della nascita dell’unico dio e dell’unica verità che vale per tutti, come possiamo lasciare emergere il senso di una sola cultura dimenticando le altre? Durante l’ambientamento non ci sono modalità che valgono per uno e non per l’altro bambino, non ci sono differenze in base alla cultura, e perchè allora dovremmo crearle noi? Le finalità e gli obiettivi del Progetto educativo sono orientate ad accogliere e valorizzare le differenze attraverso uno stile relazionale che non conosce i confini geografici e culturali. E’ proprio la presenza di altre culture che dovrebbe allargare i nostri confini mentali e creare le premesse per un ampliamento delle coscienze in direzione di una verità planetaria e non settaria.


Ciò che va “condotto fuori” da ogni bambino è qualcosa di “puro”, di inedito e di nuovo, qualcosa di incondizionato che dobbiamo riconoscere come unico nella sua peculiarità.
Il lavoro che può essere portato avanti con i bambini durante il periodo che precede il Natale deve necessariamente tenere conto dell’ingenuità culturale degli adulti, ma non può divenire veicolo di quelle intenzioni e aspettative che durante il resto dell’anno si vuole evitare per lasciare liberi i bambini di elaborare il loro mondo a partire da una base neutrale e non culturalmente condizionata, faziosa e di parte.
“Natale” è solo una parola per i bambini; se questa parola evoca fanatismi ed eccitazione in vista di Babbo Natale, dei regali o quant’altro, questo non è un problema che debba entrare in un Asilo Nido che abbia realmente compreso la lezione pedagogica della modernità.
Pertanto si dice che l’ingenuità culturale degli adulti, intesi però come famiglia e non come educatori, potrà anche essere in parte soddisfatta, senza però che le reali ragioni del Nido vengano per questo snaturate. Si avrà pertanto cura di portare avanti progetti con i bambini che abbiano anche richiami con la festa dell’albero dai cui rami sbocciano degli oggetti pensati (dai bambini) per i genitori. Come sempre si avrà cura di portare avanti le ragioni del Progetto educativo che non ha a che vedere con le diversità di etnie e religioni ma con un terreno comune a tutti i bambini approfondendo le tematiche inerenti all’età e alle competenze del singolo.
L’idea progettuale di un “albero della cuccagna”, un ramo cercato dai bambini esplorando il giardino, può essere un approccio iniziale ad un progetto basato sulla trasformazione della natura e alle risposte che a tale trasformazione i bambini danno, senza intermediari ma in piena autonomia.


Le pagine di “Natale In…2021”

0 0 votes
Article Rating
Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments