a cura della Redazione di “TuttoTech Games”


Quando uscì il primo trailer di Stellar Blade, ai tempi ancora denominato Project Eve, le attenzioni del pubblico e della stampa mainstream si concentrarono principalmente sulle (chiamiamole) fattezze della protagonista. E sì, lo ammettiamo, una battuta scappò anche a noi, sebbene l’interesse verso quel titolo che tanto ci rimandava in parte a un Nier qualsiasi, in parte a Sekiro, fu, da subito, piuttosto alta. Che potesse essere l’ennesima produzione coreana che mescola centinaia di elementi diversi lo sapevamo, ma c’era un qualcosa che ci faceva sperare bene. E insomma, dopo più di trenta ore di gioco, siamo finalmente giunti al momento propizio: benvenuti nella nostra recensione di Stellar Blade.

Naytiba | Recensione Stellar Blade

In un distopico futuro in cui gli esseri umani sono quasi completamente scomparsi dalla faccia del pianeta terra, le lande deserte e le città ormai in rovina sono ormai interamente popolate dai Naytiba, esseri (difficilmente definibili “creature”) ostili e potenti allo stesso livello, che si sono completamente impadroniti degli ultimi rimasugli di civiltà. In questo contesto conosciamo proprio Eve, una delle combattenti migliorate geneticamente che ciò che rimane dell’umanità invia sulla terra con cadenza regolare, per cercare di riconquistare la terra e distruggere i più potenti dei Naytiba, definiti Alfa. Per quanto possano essere potenti, però, difficilmente queste combattenti sopravvivono abbastanza a lungo da essere veramente utili alla causa, specialmente a causa dell’inferiorità numerica. Ed anche la nostra protagonista sopravvive per un soffio all’arrivo rocambolesco sulla superficie terrestre e, soprattutto, al costo di molti sacrifici in termini di vite. Sin da subito, infatti, Stellar Blade ci pone davanti la morte come elemento cardine della produzione, così come la malinconia e il senso di abbandono. Di questo, però, parleremo più avanti.

Banished | Recensione Stellar Blade

Se il prologo scorre forse un po’ troppo lentamente, il resto del ritmo narrativo di Stellar Blade si mantiene su livelli medio-alti, con una durata media della campagna di una trentina di ore se punterete a portare a termine anche una buona parte dei compiti secondari. La sapiente alternanza di mappe più aperte ad altre più lineari, veri e propri dungeon che fanno progredire la storia principale a suon di combattimenti, scontri con i boss e qualche enigma ambientale che male non fa mai. Tutto sommato, lo ripetiamo, la soglia del divertimento e dell’attenzione si è mantenuta piuttosto alta per tutta la durata della campagna, scongiurando quella “lentezza” di base che abbiamo esperito dal prologo. Meno male. Accanto ad un buon ritmo narrativo abbiamo anche avuto il piacere di trovare una buona componente di lore, con tantissime descrizioni, log e oggetti che approfondiscono e abbelliscono un mondo di gioco particolarmente pregno di storie da scoprire, narrate in missioni secondarie a volte molto toccanti e significative, ma anche da semplici scritti e messaggi lasciati da umani in punto di morte. Sarebbe tutto meraviglioso, se questo contesto non fosse narrato attraverso le gesture di personaggi principali facilmente dimenticabili e con dialoghi troppo basilari. I colpi di scena, e ce ne saranno abbastanza, sono tutti interessanti, ma buttati lì con poco piglio e quasi disinteresse da parte degli stessi protagonisti. Peccato!

Fighting with style | Recensione Stellar Blade

Passiamo dunque al fulcro di Stellar Blade: il suo sistema di combattimento. Da tanti accomunato a Sekiro, in realtà il gioco di Shift Up permea principalmente elementi da Nier Automata, ma di questa associazione parleremo più avanti, dagli stylish hack’n’slash come Bayonetta e Devil May Cry per arrivare ad elementi come il ripristino dei nemici dopo l’utilizzo dei checkpoint e un discreto livello di difficoltà generale dai soulslike, perlomeno nelle fasi iniziali. Insomma, un gran bel poutpourri che rende Stellar Blade il titolo derivativo per eccellenza, ma questo non deve necessariamente essere letto come un problema. Certo, di innovativo possiamo trovare ben poco. Schivata, parry ed altre manovre evasive fanno da base a un action in terza persona piuttosto semplice da manovrare, ma difficile da padroneggiare, specialmente all’inizio. Questo perché poi, con l’aumentare delle abilità complessive di Eve e l’aumento della consapevolezza pad alla mano del giocatore, la curva della difficoltà tende ad abbassarsi molto rapidamente e, specialmente per chi è avvezzo al genere, arriva a scemare. La commistione di abilità offensive che andremo a sbloccare man mano, unita alla massiccia presenza di materiali per il potenziamento di Eve, sebbene questi si risolvano in poche opzioni di personalizzazione, rendono il gioco via via sempre più semplice e banalizzano un sistema di combattimento che invece, alla base, è più che divertente.

Se prendiamo ad esempio i boss, soltanto nei primi due casi abbiamo avuto problemi a sconfiggerli e abbiamo dovuto ritentare un paio di volte di troppo. I successivi, salvo qualche raro caso un po’ più ostico, sono andati tutti giù al primo colpo. Questo non necessariamente è un contro, se non fosse che è anche frutto di un bilanciamento non proprio ottimale fra la difficoltà generale e le risorse elargite dal gioco, e comunque i puristi del genere avranno di che divertirsi se, una volta completato Stellar Blade, decideranno di ricominciarlo in modalità difficile.

Le tre modalità visive
Ci avviciniamo alle battute finali di questa recensione di Stellar Blade passando per il versante tecnico. Sotto questo punto di vista, il titolo di Shift Up si difende discretamente bene. Tre sono le modalità visive disponibili e, fra queste, abbiamo optato per quella Bilanciata per portare a termine la nostra run, che mantiene i 60 fps abbastanza stabilmente, tranne qualche situazione un po’ più concitata e di trambusto, anche in presenza di un’immagine in 4K upscalata. Abbiamo testato per curiosità anche la modalità Performance, che garantisce i granitici 60 fps con una qualità upscalata di 1440p, ma alla fine abbiamo preferito la Bilanciata perché la qualità dell’immagine ci sembrava un po’ troppo sacrificata. Sconsigliamo invece la modalità Risoluzione perché per un titolo come Stellar Blade servono tempi di risposta rapidi e i 30fps non sono in grado di soddisfarli.

Fonte : “tuttotechgames” – recensione di Marta Gravina