di Felice Nicotera


Oggi nelle grandi catene di supermercati, alcuni aperti 24/ore su 24, è possibile trovare tutto, in qualunque momento. Fortunatamente in alcuni luoghi, di fronte a questi giganti industriali c’è una tradizione che si difende con le unghie e con i denti, ci sono ancora persone tendono a fare la spesa nei piccoli negozietti di fiducia. In particolare nel napoletano è la salumeria che ancora possiede la fiducia degli acquisti dei napoletani: un luogo in cui è possibile trovare tutto, dagli affettati ai formaggi, dalla pasta al pane.

Qualche anziano potrebbe ancora oggi chiamare il salumiere “casaduoglio” o “casadduoglio”. Questo termine antichissimo risale a quando questo esercizio commerciale era l’unico posto in cui comprare viveri diversi da frutta e verdure: il casaduoglio vendeva formaggi, salumi, aringhe, salsa di pomodoro, vino, olio e pasta come le salumerie moderne, ma anche saponi, detersivi ed oggetti di uso domestico.

Quasi sempre preparava la colazione o il pranzo per gli operai del quartiere, che ospitava su banchetti di legno sui quali serviva una gustosa zuppa di fagioli o del casatiello.

Il nome stesso nasce dall’unione dei due prodotti tipici: il “caso”, dal latino “caseum” (formaggio), e l’uoglio, dal latino “oleum” (olio). Non esiste differenza fra “casaduoglio” e “casadduoglio”. Il raddoppiamento della “d” è probabilmente arrivato nell’uso popolare del termine, ma la forma più corretta è senza dubbio quella senza doppia.

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