a cura della Redazione Spazio Interattivo


Il primo mondiale della storia si disputò nel 1930 in Uruguay, paese già detentore degli ultimi due titoli olimpici e in procinto di festeggiare il centenario della propria indipendenza. Questa edizione si caratterizzò per una massiccia opera di boicottaggio da parte delle federazioni europee, deluse dall’assegnazione del torneo a un paese sudamericano: molto scalpore suscitò nell’ambiente calcistico latino la rinuncia dell’Italia di Vittorio Pozzo, da poco arrivata prima in Coppa Internazionale nonché medaglia di bronzo olimpica nel ’28, la cui presenza era praticamente data per ovvia. Solo grazie all’impegno di Jules Rimet, all’epoca presidente della FIFA, si riuscì a garantire la partecipazione di 13 squadre, di cui solo 4 europee (Francia, Belgio, Jugoslavia e Romania) e le altre in rappresentanza di paesi del Nuovo Continente (oltre all’Uruguay erano presenti Cile, Argentina, Bolivia, Paraguay, Brasile, Perù, Messico e Stati Uniti d’America). Non essendo raggiunto il numero minimo previsto, fissato a 16, per l’unica volta nella storia non si disputarono turni di qualificazione.

Tutte le gare di questa edizione si tennero in 3 diversi impianti della capitale Montevideo, ma gran parte di esse ebbe per teatro il monumentale Estadio Centenario, fatto erigere appositamente e non ancora ultimato al momento del fischio d’inizio; peraltro, il mondiale ebbe luogo nel pieno dell’inverno australe, sicché molti incontri, incluse semifinali e finale, avvennero in condizioni climatiche proibitive.

Come edizione inaugurale del campionato, questo mondiale è ricordato soprattutto per il suo lungo elenco di “prime volte”. Le due gare d’esordio USA-Belgio e Francia-Messico, giocate in contemporanea alle ore 15.00 del 13 luglio, condividono il primato cronologico assoluto nel torneo iridato, e terminarono rispettivamente 3-0 e 4-1; la prima rete mai messa a segno in una partita dei mondiali fu quella del transalpino Lucien Laurent al 19º minuto, e nel corso dello stesso incontro si ebbe anche la prima doppietta ad opera di André Maschinot.

Nella fase a gruppi si segnalarono peraltro le “difficoltà ambientali” sofferte dai francesi nella seconda gara del loro girone – l’unico composto da 4 squadre – contro l’Argentina, partita vinta dai sudamericani per 1-0 dopo vari scontri ed infortuni e un pessimo arbitraggio (fu “erroneamente” fischiata la fine con 6 minuti d’anticipo interrompendo una chiara occasione di pareggio). In Argentina-Messico si ebbe invece il primo calcio di rigore (ma furono ben 5 quelli fischiati da Ulises Saucedo in corso di gara).

Del tutto inaspettato fu l’esito del Gruppo 2, nel quale il Brasile, favorito per la vittoria finale, venne clamorosamente battuto da una solida Jugoslavia nel suo esordio mondiale, con due reti segnate in 10 minuti nel primo tempo; già con la successiva vittoria dei balcanici sulla Bolivia, la Seleção si vide matematicamente eliminata. Tutto facile per l’Uruguay, nonostante le critiche mossegli dalla stampa di casa per il risicato 1-0 contro i peruviani nella prima gara, mitigato poi dal 4-0 inflitto ai rumeni; lo scontro diretto fra le due eliminate del girone registrò intanto la prima espulsione nella storia dei mondiali, ai danni del peruviano Plácido Galindo al 70º minuto. L’altro girone delle sorprese fu quello degli USA, impostisi con due rotondi 3-0 sia sul Belgio che sul Paraguay e autori, con Bert Patenaude proprio in quest’ultima gara, della prima storica tripletta iridata.

Il turno delle semifinali vide quindi gli schieramenti Argentina-USA e Uruguay-Jugoslavia; a tutt’oggi, si tratta dell’unico caso di ben tre squadre extraeuropee piazzatesi nel “quadrato” (non contando la Turchia del 2002, che era comunque un’affiliata UEFA), così come dell’unica presenza degli statunitensi fra le “prime 4” di un mondiale: una presenza alquanto notevole, se si considera che per le Olimpiadi di Los Angeles del 1932 il calcio era stato addirittura depennato dalla lista delle discipline in gara, in quanto pressoché sconosciuto in Nordamerica (scelta che aveva peraltro determinato la definitiva rottura tra la FIFA e il CIO, e l’istituzione di un nuovo torneo mondiale aperto ai professionisti). Entrambi gli incontri si conclusero sul 6-1 in favore delle sudamericane – risultato rimasto insuperato per oltre ottant’anni, fino a Brasile-Germania 1-7 del 2014 – e tra le aspre contestazioni delle perdenti per presunte irregolarità arbitrali: proprio tali favoritismi sarebbero, secondo alcuni, alla base della mancata disputa di una finalina per il 3º posto (la quale non era comunque prevista dal regolamento, e sarebbe stata introdotta ufficialmente solo quattro anni dopo); dai ranking retroattivi della FIFA compilati nel 1986 si evince comunque il riconoscimento ufficiale del bronzo agli Stati Uniti per quest’edizione.

La finalissima del 30 luglio, disputata al Centenario nel pieno di una nevicata, fu quindi una riedizione della finale olimpica di Amsterdam 1928, che aveva visto l’Uruguay imporsi sugli argentini per 2-1. In una gara imperniata sull’attacco (ben 5 punte per parte) e condotta quasi esclusivamente in avanti soprattutto dai Biancocelesti, questi ultimi chiusero il primo tempo sul 2-1 in rimonta, grazie ai goal di Peucelle e soprattutto Guillermo Stábile che arrivò così a quota 8 reti vincendo la classifica cannonieri; nella ripresa, però, gli uruguaiani furono più lucidi e lavorarono di rimessa, segnando altre tre volte e realizzando il definitivo 4-2 (con reti di Dorado, Cea, Iriarte e Castro). Gli anfitrioni confermarono così l’eccellente livello raggiunto sullo scacchiere internazionale, diventando al tempo stesso la prima compagine di sempre ad alzare la “Coppa della Vittoria” e la prima a farlo in casa propria.

La scelta di non partecipare alla successiva edizione italiana farà poi dell’Uruguay anche la prima e ad oggi unica nazionale campione a non difendere il titolo.


“Storia Mondiali di Calcio”

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