a cura della Redazione di “Guida fumetto italiano”


Quando il grande disegnatore lavorava per la Domenica del Corriere

Di Diabolik, il campione per eccellenza del fumetto “nero”, si sono occupati molti grandi disegnatori. Mario Uggeri è tra questi? Sì e no. Uggeri non ha mai lavorato direttamente per le pubblicazioni della casa editrice Astorina, delle sorelle Giussani. Tuttavia, disegnando per la Domenica del Corriere, gli è capitato di occuparsi delle illustrazioni di fatti di cronaca diabolika.

Mario Uggeri e la cronaca diabolika

Mario Uggeri nella sua attività di illustratore ha prestato matita e pennelli non solo al fumetto ma anche alla stampa settimanale d’informazione. I disegni accompagnati da didascalie e le grandi illustrazioni, a colori o a mezzatinta, sono stati strumenti di comunicazione immediati ed efficaci per molte testate, certamente fino alla nascita della televisione e poi, per tradizione e abitudine, almeno fino agli anni Settanta del XX secolo. Per non parlare di gloriose pubblicazioni, come la Domenica del Corriere, che per tutta la loro storia hanno fatto una bandiera delle grandi copertine illustrate, disegnate da pittori fuoriclasse; un nome per tutti: Walter Molino.

Uggeri era dunque nella schiera di coloro che venivano abitualmente chiamati a raccontare per immagini fatti di cronaca, spesso nera. Le sue erano ricostruzioni giornalistiche disegnate, che davano un’ambientazione alle scene dei delitti più efferati, riproducevano l’azione dei crimini più cruenti e fornivano un volto a vittime e colpevoli. Per completezza d’informazione, ma soprattutto per il contenuto “spettacolare” intrinseco a certi spiacevoli avvenimenti del costume e della società.

Gli incroci più interessanti e curiosi si hanno quando la notizia disegnata ha per oggetto proprio il fumetto. Memorabile, in questo senso, è una copertina di Uggeri per la Tribuna Illustrata, n. 40 del 2 ottobre 1966, intitolata “Processo ai fumetti dell’orrore”, dedicata a un’inchiesta giornalistica alla quale partecipano “magistrati, scrittori, giornalisti e artisti famosi”. L’illustrazione vede alcuni eroi del fumetto nero in una gabbia, dietro le sbarre: Killing, una pseudo-Zakimort senza mascherina, Sadik, Demoniak, KriminalDiabolik, evidentemente, non si è fatto beccare. Messi ripetutamente sotto accusa, a vario titolo, sulla stampa e nei tribunali per oltraggio e vilipendio, i fumetti neri sono stati infine assolti dalla storia grazie alla lenta ma costante evoluzione della morale. E al massimo, all’epoca, avrebbero potuto essere condannati per eccesso colposo di vendite in edicola.

Un altro esempio di incrocio tra fumetto e cronaca, sempre a firma di Mario Uggeri, lo abbiamo rinvenuto sfogliando una Domenica del Corriere dell’inizio dello stesso anno, il 1966 (n. 68, del 23 gennaio). La copertina riporta lo strillo: “Questa volta Diabolik ha ucciso davvero: A fumetti il delitto del giovane romano che ha assassinato per comperare una chitarra elettrica”. Nelle pagine interne, Arrigo Petacco, giornalista e grande cultore di storia, ricostruisce la vicenda del diciassettenne C.D’A. che progetta e mette in atto l’omicidio del professore A.L., un amico del padre, per procurarsi i soldi con i quali acquistare lo strumento musicale tanto desiderato.

Durante gli interrogatori, il funzionario di polizia Nicola Scirè (illustre capo della Squadra Mobile romana negli anni della “Dolce Vita”), forse pensando di trovarsi di fronte a un debole di mente avanza un’ipotesi: “Ti sei ispirato a qualche lettura particolare, per esempio ai fumetti di Diabolik e di Sadik?”. Risposta dell’assassino: “Sì, ma non in modo particolare”. Pazzo, ma forse non del tutto idiota. Il fatto che legherebbe l’omicida ai fumetti neri è che C.D’A. prima telefona al professore per assicurasi che la vittima sia in casa e poi si presenta alla porta armato proprio di un pugnale e per di più dopo essersi calato sul volto “un cappuccio come quello che tante volte ha visto nei fumetti di Diabolik”, scrive lo sceneggiatore di questo fumetto-cronaca abilmente disegnato da Uggeri. Potete giudicare voi stessi la doppia pagina con il triste fattaccio di cronaca: è allegata, in PDF, in calce all’articolo.

Forse però, il vero evento diabolico (stavolta senza “kappa”) in questa faccenda è la conclusione della storia. C.D’A, ricordiamo: minorenne al momento del delitto, fu giudicato e condannato dal Tribunale dei minori di Roma, ma ottenne la libertà condizionale. Inoltre, con sentenza del 19 febbraio 1974, lo stesso tribunale, in virtù del fatto che “il giovane C.D’A. ha dato prova di essersi riscattato dal grave fatto compiuto… che il giovane è iscritto al quinto anno del corso di laurea in medicina e chirurgia ed ha superato numerosi esami con lode… dichiara la riabilitazione di C.D’A. e dispone che nel certificato penale del medesimo non si faccia menzione dei precedenti penali, anche se richiesto da una pubblica amministrazione”. È l’istituto della “riabilitazione speciale”, ottenuta otto anni dopo l’omicidio. Quasi lo stesso tipo di riscatto che Diabolik si è conquistato presso i lettori, ma… impiegandoci molti più anni per essere “sdognato”!


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