di Felice Nicotera


LUIGI TENCO, OLTRE 50 ANNI FA LA MORTE

Il 27 gennaio 2017 ci fu il 50 anniversario della morte di Luigi Tenco, un episodio che, nonostante la riapertura dell’inchiesta e le testimonianze dei tanti che lo conoscevano continua ad avere dei risvolti oscuri. Avevo 15 anni anni quando, profondamente turbato, appresi la notizia della tragica morte del mio cantautore preferito, che, insieme a Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi, Sergio Endrigo, Giorgio Calabrese, i fratelli Reverberi ed altri, fu uno degli esponenti della cosiddetta scuola genovese, un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana.

Grazie alla passione e competenza musicale di mio padre, mi ero da tempo avvicinato alla musica e alle poesie di Luigi, avevo tutta la sua discografia, mi mancava solamente il brano presentato a Sanremo, dal titolo profetico che sembrava un ultimo e disperato addio. La storia racconta che Tenco si suicidò a 29 anni, sparandosi un colpo alla tempia nella sua stanza dell’hotel Savoy a Sanremo, la notte in cui fu eliminato dal festival, dove cantava in coppia con Dalida, “Ciao amore ciao”. In un biglietto aveva lasciato scritto che non sopportava l’idea di vivere in un Paese che mandava in finale “Io tu e le rose”. Un gesto così estremo, liquidato troppo in fretta è difficile da capire, soprattutto pensando al fatto che ha portato via a soli 29 anni un genio della musica. Tenco ha lasciato tre album, qualche inedito, e un canzoniere straordinario, che conoscevo a memoria, nonostante i rimproveri di mia madre che trovava le sue canzoni troppo tristi e malinconiche. “Mi sono innamorato di te”, “Vedrai vedrai”, “Lontano lontano”, “Un giorno dopo l’altro”, “Ragazzo mio”, “Ciao amore ciao”, “Se stasera sono qui”, “Ho capito che ti amo”, per citare solo i titoli più famosi. Un grande autore, dal carattere difficile e sensibile, che ha lasciato il segno. Appassionante e scomodo, fiero e disperato, coerente fino in fondo, con una forte personalità: “Canterò finchè avrò qualcosa da dire, sapendo che c’è chi mi sta a sentire e applaude non soltanto perchè gli piace la mia voce ma perchè è daccordo con il contenuto delle mie canzoni”. Così viene ricordato nel libro del giornalista Aldo Colonna “Vita di Luigi Tenco” uscito, con prefazione di Umberto Broccoli, per Bompiani. Nel libro si getta la luce su alcune canzoni a lungo travisate, c’è una discografia a cura di Enrico De Angelis, Michele Neri e Franco Settimo e un apparto iconografico che contiene alcune foto inedite. In un altro volume, scritto dallo psichiatra Gaspare Palmieri e dal giornalista e sociologo Mario Campanelli, “Forse non sarà domani. Invenzioni a due voci su Luigi Tenco”, edizioni Arcana, ci sono interviste inedite e pareri personali: dice ad. esempio , Francesco Guccini,: “Il suicidio di Tenco resta inspiegabile, forse la storia con Dalida, anche se il fratello mi ha sempre detto che fu ammazzato“. Gli autori da un lato analizzano con l’Io narrante immaginario del cantante la sua vita musicale e le sue principali melodie; dall’altro scruta i segni di un’inquietudine che ha segnato il corso della sua breve esistenza, cercando di capire i motivi che lo spinsero, a un suicidio che ancora oggi è tema di dibattito, di discussione e addirittura di teorie complottistiche. Paragonabile per molti versi a Cesare Pavese con il quale condivise il tragico epilogo, Tenco ha segnato la strada della rivoluzione semantica nella musica italiana, caratterizzando le scelte di gran parte dei cantautori. Il suo sguardo tenebroso è la fotografia di un Paese che viveva nel boom economico ma che tentava, al contempo, di non disperdere la propria vocazione umanistica. Un omaggio alla sua lirica struggente, in grado di emozionare tante generazioni e di non scolorirsi dinanzi all’usura del tempo.

Ancora un altro volume “Luigi Tenco”, di Michele Piacentini, edizioni Imprimatur, analizza le numerose testimonianze, spesso postume, organizzando il suo scritto. Secondo l’autore, proprio le troppe voci intervenute, hanno limitato la possibilità di far venir fuori la verità sulla vita del cantante. infine, un francobollo in 800.000 esemplari da 95 centesimi raffigura, in base all’immagine diffusa dalle Poste Italiane, un intenso ritratto del cantante. Genova, la città dove il cantautore è cresciuto, gli ha reso omaggio con una mostra di oggetti a lui cari e un concerto: la macchina da scrivere in cui scriveva i suoi testi, la chitarra, il sax che lo ha accompagnato in tante performance, anche televisive, e numerosi oggetti legati alla sua avventura artistica: spartiti, foto, locandine, rare edizioni dei suoi dischi e i premi vinti nella sua carriera. Roberta Alloiso (scomparsa da qualche anno) e Armando Corsi hanno presentato il loro nuovo CD “Luigi” a lui dedicato, contenente l’omaggio che Giorgio Gaber dedicò all’amico negli anni ’80, cantato dalla moglie Ombretta Colli in una produzione teatrale, nell’arrangiamento di Franco Battiato e mai riproposto. Rimangono memorabili le dediche fatte da Fabrizio De André in Preghiera in Gennaio e Francesco de Gregori in Festival. All’indomani della sua scomparsa, scrisse il poeta Alfonso Gatto: “Tenco, per intelligenza, per sensibilità, per cultura, apparteneva alla famiglia dei poeti che sanno il valore delle parole e di esse vivono e cercano di vivere in un rapporto di conoscenza e di amore con gli altri uomini. Egli rifiutava una qualunque esistenza, che sia solo l’affronto del lasciarsi vivere, del ridursi a -oggetto- del potere altrui. La morte di Tenco non è un fatto compiuto, ma un fatto da aprire ogni giorno come un atto d’accusa contro i – soliti ignoti – che sono al potere dell’acclamata viltà nazionale”. Per iniziativa dell’Associazione Luigi Tenco e del comune di Ricaldone, dove Tenco è cresciuto ed è sepolto, è nato il primo museo in Italia dedicato a un cantautore.