di Felice Nicotera


L’origine certa della nascita della canzone classica napoletana è senza dubbio da collocarsi intorno il 1835, data che sancisce l’inizio della storia “ufficiale” della canzone napoletana. In quell’anno infatti nacque la prima vera canzone classica napoletana, divenuta famosa più che per le parole soprattutto per la semplicità della melodia, nella tonalità di si bemolle maggiore e tempo di 6/8, il cui ritornello molto orecchiabile, veniva già cantato dai napoletani dopo averla ascoltata solo per una volta. Questo è il testo della canzone:

Pecché quanno me vide

Te ′ngrife comm’a gatto?

Nennè, che t′aggio fatto

Ca no mme può vedè?

Io t’aggio amato tanto

Si t’amo tu lo saje

Io te voglio bbene assaje

E tu nun pienze a me

Io te voglio bbene assaje

E tu nun pienze a me

La notte tutte dormeno

Ma io che bbuò durmì!

Penzanno â nenna mia

Mme sento ascevolì

Li quarte d′ora sonano

A uno, a ddoje, a tre

Io te voglio bbene assaje

E tu nun pienze a me

Io te voglio bbene assaje

E tu nun pienze a me

Guardame ′nfaccia e vide

Comme song’arredutto:

Sicco, peliento e brutto

Nennella mia, pe′ tte!

Cusuto a filo duppio

Co tte me vedarraje

Io te voglio bbene assaje

E tu nun pienze a me

Io te voglio bbene assaje

E tu nun pienze a me

Quanno sò fatto cennere

Tanno me chiagnarraje

Sempe addimannarraje:

“Nennillo mio addò stà?”

La fossa mia tu arape

E llà me trovarraje

Io te voglio bbene assaje

E tu nun pienze a me

Io te voglio bbene assaje

E tu nun pienze a me

Naturalmente questi versi sono familiari. Stiamo parlando della celeberrima ‘Te voglio bene assaje’, nata il 7 settembre del 1835 per “mano” dell’ottico e “poeta” Raffaele Sacco, che per fare un complimento a una bella signora scrisse i versi di questa canzone quasi per gioco, e poi ne attribuì la musica a Gaetano Donizetti, che proprio in quell’anno aveva ottenuto la cattedra di contrappunto nel Reale Collegio di Musica di Napoli. In verità l’autore della musica è tuttora sconosciuto, tanto che sullo spartito della casa editrice F. Bideri, non viene menzionato alcun nome, ma solo: “Trascrizione di A. Longo.”

Per esattezza, molte fonti attestano che sia il 1839 l’anno di nascita della canzone classica napoletana sui brani di cantanti e parolieri per lo più napoletani ma anche con i preziosi apporti di illustri cantanti lirici del tempo.
Non che precedentemente Napoli non avesse una cultura musicale affermata, tutt’altro, la musica nel folklore napoletano è sempre stata molto praticata e ha permesso il fiorire di numerosi brani popolari ma si tratta di opere musicali e canzoni differenti. La musica popolare antecedente l’Ottocento ancora non presenta la quella struttura lirica tipica di ciò che viene intesa come la canzone napoletana classica.
Il 7 settembre del 1839, viene presentata per la prima volta la canzone Te voglio bene assaje alla Festa di Piedigrotta. Il testo del brano è scritto da Raffaele Sacco e Filippo Campanella ne crea la musica. La canzone riscuote un successo clamoroso, si vendono 180.000 copielle, ovvero fogli con scritto il testo della canzone, attirando l’attenzione di molti editori. Leggenda vuole che, più tardi, si diffonda la notizia che l’autore del testo sia stato in realtà Gaetano Donizetti.
Negli anni, l’appuntamento della Festa di Piedigrotta si dimostra sempre più un importante momento di sperimentazione dei nuovi pezzi della canzone napoletana classica.

Proprio le celebrazioni della Festa di Piedigrotta si dimostrarono negli anni l’occasione ideale per l’esibizione dei nuovi pezzi, i quali videro tra gli autori personalità come Salvatore di GiacomoLibero BovioE.A. MarioFerdinando RussoErnesto Murolo. Con costoro si attribuisce al periodo che cade a cavallo tra Ottocento e Novecento, quello di epoca d’oro della canzone classica napoletana. Persino Gabriele d’Annunzio si è cimentato nella stesura di un brano della canzone classica. Infatti si narra che egli scrisse i versi di A Vucchella (1904) dopo un’accesa discussione con Ferdinando Russo che scommetteva sull’incapacità del poeta pescarese di scrivere in lingua napoletana.

A dimostrazione del successo e dell’importanza della canzone napoletana ottocentesca, il brano Palummella zompa e vola (1873) fu addirittura proibita per i suoi evidenti contenuti sovversivi, poiché alludeva alla libertà. Per questo motivo, gli autori ne cambiarono il testo anche se il popolo napoletano continuò a cantarne l’originale versione.


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