di Felice Nicotera


E’ uno dei più antichi mestieri napoletani che ancora oggi, in parte, sopravvivono nella città partenopea.
Il suo lavoro, così come si evince dal nome, consisteva nella vendita dell’acqua che però era composta da diversi tipi. C’era l‘acqua addirosa, aromatizzata di solito al  profumo di vino, l‘acqua annevata, ovvero rinfrescata con blocchi di ghiaccio nelle botti in cui veniva conservata, o anche altri tipi  che venivano vendute per usi diversi, come l‘acqua di mare, l‘acqua di fiume, o l’acqua appannata che serviva per fare le polpette, l‘acqua suffregna e molte altre ancora.

La vendita si svolgeva tramite un apposito carretto trainato, l’acquaiuolo dava la voce tra le strade di Napoli e molto spesso le casalinghe calavano il classico paniere dai piani alti delle loro abitazioni, con qualche moneta e un fiaschetto da riempire con l’acqua desiderata. I più fortunati invece la loro attività la svolgevano in chioschi stabili situati in diversi punti della città e ancora oggi è possibile vederne alcuni, abbelliti tutti alla stessa maniera, con limoni e foglie.

Una specie di baldacchino, con banco di marmo simile ad un altare, sovrastato di immagini sacre. Tra limoni e arance pronti per la spremuta, si stagliavano bottiglie di anice e una vaschetta con i pesciolini ancor oggi presente in alcune banche ’e ll’ acqua

Col tempo i chioschi sono diminuiti ma quei pochi superstiti che ancora oggi mantengono l’origine antica del mestiere in questione li possiamo ammirare.


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