di Felice Nicotera


Lo storico caffe’ Gambrinus è una tappa obbligata per molti quando arrivano a Napoli. 

Un vero e proprio luogo di ritrovo dove l’arte e la bellezza attirano personaggi da ogni angolo d’Europa. 

Nei suoi salottini sono passati monarchi e capi di stato. Arredato in stile Liberty, conserva al suo interno stucchi, statue e quadri della fine dell’Ottocento realizzate da artisti napoletani. Tra queste vi sono anche opere di Gabriele D’Annunzio (il quale, secondo alcune fonti, avrebbe scritto ai tavolini del caffè la poesia ‘A Vucchella, musicata poi da Tosti, su scommessa con il poeta e amico Ferdinando Russo), e Filippo Tommaso Marinetti.

Animatore della cultura cittadina, era frequentato da Benedetto Croce, Matilde Serao, Eduardo Scarpetta, Totò e i De Filippo, Ernest Hemingway, Oscar Wilde, Jean Paul Sartre che scrisse pensieri su Napoli ai sui tavolini, fra gli altri.

Anche l’Imperatrice d’Austria Sissi, Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach nel suo viaggio a Napoli nel 1890 si fermò al Gambrinus, estasiata da un gelato alla violetta.

È tradizione oramai che ogni 1º gennaio il Presidente della Repubblica Italiana, che in quei giorni dimora a Napoli, si rechi dal suo soggiorno di villa Rosebery al Gran Caffè Gambrinus per fare la prima colazione dell’anno.

Negli ultimi anni è stato visitato dai presidenti della Repubblica; di questi sono passati Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella. I presidenti del consiglio Romano Prodi e Silvio Berlusconi e la cancelliera tedesca Angela Merkel. Nel 2015, ha fatto colazione al Caffè Gambrinus anche Papa Francesco!

Il suo nome deriva dal mitologico re delle Fiandre Joannus Primus, considerato patrono della birra; rientra fra i primi dieci Caffè d’Italia e fa parte dell’Associazione Locali Storici d’Italia.

Fondato nel 1860, dall’imprenditore Vincenzo Apuzzo, riscosse immediatamente un enorme successo e riscontro da parte della popolazione di ogni ceto, richiamata dall’opera di pasticceri, gelatai, e baristi, di cui si avvalse il suo fondatore; ciò, nello stesso tempo, gli procurò il riconoscimento per decreto di “Fornitore della Real Casa”.

Dopo Apuzzo la gestione passò a Mario Vacca che negli anni 1889-1890, affidata la decorazione degli interni all’architetto Antonio Curri, per affrescare il locale chiamò gli artisti impressionisti napoletani: Luca Postiglione, Pietro Scoppetta, Vincenzo Volpe, Edoardo Matania, Attilio Pratella, Giuseppe Alberto Cocco, Giuseppe Casciaro, Luigi Fabron, Giuseppe Chiarolanza, Gaetano Esposito, Vincenzo Migliaro, Vincenzo Irolli e Vincenzo Caprile.

Negli anni della Belle Époque, personalità locali frequentavano le sale del bar per assistere al Cafè Chantant. Dopo anni felici e spensierati, la sera del 5 agosto 1938 il prefetto Giovanni Battista Marziali ne ordinò la chiusura perché considerato luogo di ritrovo di antifascisti. Questa la ragione ufficiale: il vero motivo fu invece che la moglie del prefetto non riusciva a dormire a causa del frastuono proveniente dal caffè, sito al pianterreno dello storico Palazzo della Prefettura, sede della prefettura.

Gli ambienti che fino a quel momento erano stati del Gambrinus furono destinati ad ospitare il Banco di Napoli, fino a quando, nel 1952, l’imprenditore napoletano Michele Sergio riuscì a far riaprire i battenti, rioccupando parte delle sale, quelle che si affacciavano su via Chiaia. La gestione venne portata avanti dai suoi figli Arturo e Antonio, i quali, dopo una controversia con il Banco di Napoli, riuscirono a recuperare i locali occupati dalla banca (ovvero le sale che affacciano su piazza Trieste e Trento e su piazza del Plebiscito).

Direttamente dalla Francia, anche a Napoli verso la fine dell’Ottocento arrivò il Cafè Chantant o detto anche Caffè Concerto. Insieme al Salone Margherita, il Gambrinus fu uno dei ritrovi più frequentati dalla nobiltà napoletana. Con il passare del tempo, nella versione napoletana del Cafè Chantant si andò a delineare e a definire la figura della “sciantosa”, personaggio principale del concerto (il termine deriva da una storpiatura della lingua napoletana della parola francese chanteuse che letteralmente significa “cantante.

Al Gran Caffè Gambrinus è nata, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento la pratica del caffè sospeso che consiste nel lasciare un caffè pagato per le persone povere che non possono acquistarlo e concedersi il piacere di un caffè. Tale tradizione si è rinnovata in tempi di crisi proprio nel luogo in cui è nata. All’ingresso del Bar ancora oggi è posizionata una caffettiera gigante in cui si possono lasciare gli scontrini “sospesi” (lasciati appunto dai clienti) in favore di chiunque ne avesse bisogno. L’eco di questa pratica è giunta sino in America dove sono nate iniziative simili a quella napoletana.

Le sue sale del Gran Caffè Gambrinus sono state teatro di alcuni film come:

  • Carosello Napoletano (1954), regia di Ettore Giannini, con la partecipazione di Sophia Loren;
  • La volpe a tre zampe (2002), regia di Sandro Dionisio;
  • la mini-serie Donne sbagliate (2007), regia di Monica Vullo, con la partecipazione di Manuela Arcuri;
  • L’imbroglio nel lenzuolo (2009), regia di Alfonso Arau, con la partecipazione di Geraldine Chaplin, Anne Parillaud, Maria Grazia Cucinotta e Natalie Caldonazzo.
  • la serie televisiva I bastardi di Pizzofalcone (tratta dalla serie di romanzi di Maurizio De Giovanni) diretta da Carlo Carlei, con la partecipazione di Alessandro Gassman e Carolina Crescentini.

Il Gambrinus è il luogo dove il commissario Ricciardi, protagonista dei romanzi dello scrittore Maurizio De Giovanni, usualmente fa colazione.

Ora la notizia della sua chiusura a seguito delle difficoltà economiche causate dal covid, il vedere quella serranda abbassata, l’assenza dei tavolini in piazza lasciano un profondo senso di tristezza.

La speranza e l’augurio che passi presto questo doloroso momento e questo storico luogo della memoria e della cultura che è il Gambrinus possa ritornare a splendere con tutto il suo incanto!


Gli articoli di “Napolitudine”