a cura della Redazione di “RecensioniLibri.org”


La scoperta, l’ignoto, l’andar oltre per il conoscere la natura umana.

“Cuore di tenebra” di Joseph Conrad, pubblicato per la prima volta nel 1899, grande classico della letteratura, di questo binomio Uomo – Natura, né fa racconto dai molti livelli di lettura, che sanno di una contemporaneità che sorprende. Un piccolo libro (non più di 120 pagine) che consiglio nell’ edizione Universale economica Fetrinelli/Classici con l’eccellente traduzione di Ettore Capriolo e che può essere anche piacevolmente ascoltato nel PodCast di “Ad Alta voce” – programma storico di Radio 3 – con la magistrale lettura di Lino Guanciale. Molti notori critici si sono misurati nell’analisi di questo testo.
Alessandro Baricco lo ha definito “romanzo incompleto e perfetto” dal dove ogni riflesso narrativo richiama ad altro. Pensiero condivisibile. Poiché, come in una concentrica serie di cerchi, si susseguono, si intersecano, si integrano i molti fili della storia. Con parallelismi invisibili. Richiami oscuri. Chiavi di lettura inaspettate.

In queste pieghe interpretative, muto, si nasconde molto dell’animo umano. Animo che sa di Voce. Alta, possente e potente. Unica. Inquietante. Flebile. Che spesso sconfina nel buio della superbia. Convinta di poter sopperire ed essere superiore ai confini imposti dalla Natura. Credendosi sua pari. Paragonandosi ad alito di divinità. L’avventura, il mare, il fiume, la fluidità dell’acqua. Simboli liquidi del vivere e delle storie dell’uomo. Immediate portano ai due punti fermi della storia: Marlow e Kurtz. Marlow é un comandante inglese di fine ‘800. Da sempre attratto dalla scoperta e che ora è alla ricerca di un nuovo incarico per mare o fiume, che lo realizzi, dando un nuovo spessore alla sua esistenza. Kurtz è “uomo notevole”, acuto. Dalle molte abilità, vere o presunte. Capace di penetrare i cuori, soprattutto quelli in bilico. Tra luce e tenebra. E poco importa se quella tenebra sia toccabile, come la foresta del centro Africa, o tangibile e nascosta nel cuore dell’uomo. Kurtz né prende possesso, governandola. Personificandola in quell’ingorda avida e suprema ricerca ossessiva dell’avorio: filo conduttore del romanzo.

Compito di Marlow è di trovare e riportare Kurtz “a casa”. Strapparlo da un mondo che lo ha inghiottito, o da cui, forse, si è fatto inghiottire. Ad ogni passo verso Kurtz, Marlow si trova sempre più immerso in quella oscurità. E Kurtz perde la densità della sua carne. Diventando pura “voce”. Sorda. Profonda. Semplice soffio della sua anima. Che è persa.

Un demone, questo, subdolo. Che, una volta incontrato, non lascia senza dolore. Ma sfinisce indebolisce e risucchia colui che ad esso si frappone. E a lui si presenta: crudo, silenzioso e fortissimo. Umano oltre l’umano. Impositore di morte. E della sua nera solitudine. Nera, come il drappo sferruzzato dalle custodi della Compagnia Fluviale, che dà l’incarico a Marlow. Custodi? Guardiane? O forse, meglio moderne parche della porta che ammette alla tenebra? Porta che non è altro che pertugiò per il viaggio nel proprio io, nelle proprie paure, nel proprio sconosciuto. In quel nostro “non accettato”. Nell’aprire quella porta Marlow, e il lettore con lui, trova le proprie oscurità dell’anima.
Immagini speculari. Riverse. Coscienza e incoscienza dell’uomo. Monito al rispetto del diverso, della natura, dell’altro. In un ammonimento che sgretola tutto e tutti. Anche l’apparente invincibile Kurtz. In questa sinusoidale discesa e risalta dagli inferi, nulla potrà essere come prima. La sconfitta dovrà esser ammessa. La morte accettata.
Al cuore non resterà che distinguere nel buio della tenebra quel filo di luce. Guardandolo all’orizzonte di un tramonto. E svegliandosi si ritroverà su di una via d’acqua, che riporta, placida, alla coscienza. All’essere umili e contemplativi del proprio essere uomo.

Fonte : “recensioni.org” – a cura di Marzia Perini