di Felice Nicotera


Carlo Pisacane, eroe di una storia diversa.

Il 2018 è stato ricco di ricorrenze commemorative: la fine della Prima guerra mondiale, il ’68, e l’anniversario del bicentenario della nascita di Carlo Pisacane, nato a Napoli il 22 agosto del 1818. A Sapri si è costituito il Comitato nazionale per le celebrazioni a Pisacane, presieduto dal prof. Leone Melillo, e sono state organizzate numerose iniziative dedicate alla figura dell’eroe risorgimentale e ad una riflessione storiografica sul Risorgimento meridionale, attraverso i seguenti convegni di Sapri, di Palermo, quello del novembre scorso a Napoli, promosso dal Comitato con l’Università Partenope e il Comune di Napoli, “La rivoluzione napoletana del 1799, Carlo Pisacane e la città di Napoli, Benemerita del Risorgimento Nazionale”, e, quello organizzato all’Università di Salerno nello scorso dicembre, promosso oltre che dal Comitato, dalla Società Salernitana di Storia Patria, dal Comitato di Salerno dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.

Entrambi i convegni hanno visto la partecipazione dei pronipoti del patriota, dott. Ernesto Maria Pisacane e prof.ssa Chiara Pisacane. Il Comitato, inoltre, ha previsto un prossimo convegno il cui tema sarà la partecipazione di Pisacane alla Repubblica romana. E’ giusto ricordare che già durante la celebrazione dei centocinquant’anni dell’impresa di Pisacane svoltosi a Padula assistemmo a una partecipazione corale della popolazione veramente commovente e significativa. Ha scritto il prof. Luigi Rossi: Pisacane “perseguì il suo sogno con la fede di un martire e perciò il suo ricordo non è stato sepolto dalla sconfitta.

Già grazie ai lavori del convegno per il centenario, si è sviluppata la riflessione sul suo pensiero in senso rivoluzionario, mentre le dinamiche della sua esperienza esistenziale rimandano alle conseguenze della fuga determinata dal legame affettivo con la sua donna, dalle vicende politiche e militari del biennio 1848-49 che lo legano sempre più al mondo democratico italiano, dall’incidenza dell’esilio, che favorisce contatti e relazioni con i movimenti politico – culturali più avanzati nel panorama europeo.

La Spedizione di Sapri rappresenta una delle pagine più belle e controverse del nostro Risorgimento e ricordare oggi lo sfortunato protagonista della tragica spedizione, scrive il prof. Alfonso Conte: “assume un valore civico rilevante, soprattutto perché consente di riflettere sui tentativi compiuti all’epoca della fondazione dello Stato italiano di legare il progresso civile del Sud ai temi ancora oggi attuali della giustizia sociale e partecipazione attiva e consapevole ai processi politici dei ceti popolari. La sua figura, nel corso del tempo, è stata utilizzata strumentalmente da tutti nel tentativo di fare propria la figura del martire, indicato prima dalla retorica risorgimentale come l’eroe intrepido e generoso dagli occhi azzurri e dai capelli d’oro, e sul finire dell’ottocento come precursore di anarchici e socialisti; poi di nazionalisti e fascisti, e infine nel secondo dopoguerra da molti dei partiti della prima repubblica.

Scrive ancora Conte: “è oggi che, mentre tutti pensano ai problemi del Mezzogiorno iniziati con l’Unità, che diventa attuale l’idea di Pisacane per un Italia diversa, che sarebbe dovuta nascere dall’azione delle forze popolari meridionali, dal basso, dalla loro volontà di conquistarsi libertà e giustizia sociale senza aspettarsi di ottenere nulla se non attraverso la lotta. Un Sud capace di fare da solo, mettendo alla guida del processo di unificazione italiana non il re piemontese, né Cavour, né Pio IX, né Mazzini, ma le masse popolari, le quali dovevano affermare libertà politiche e libertà sociali, lì dove più che altrove erano negate e calpestate. “A questo proposito, scrive ancora Rossi, il Sud del Principato Citra presentava tutte le condizioni per trasformare un periodo tormentato in gloriosa epopea grazie all’impegno corale per concorrere all’unità della patria”. Oggi, che gli storici continuano a discutere sul Risorgimento e sulle sue diverse anime, ponendo l’accento ora sulla loro eterogeneità politico-istituzionale, ora sul sentimento comune di patriottismo e libertà che comunque agì da denominatore comune, a duecento anni dalla sua nascita, Pisacane e tanti altri, pronti al sacrificio estremo per la nascita di un a nazione unita e libera dallo straniero, ci parlano della possibilità ancora attuale di diventare protagonisti di una storia diversa.