a cura della Redazione Digitale di “Kronos Pole Position”


Ayrton Senna da Silva (San Paolo, 21 marzo 1960 – Bologna, 1º maggio 1994) è stato un pilota automobilistico brasiliano, campione del mondo di Formula 1 nel 1988, 1990 e 1991. Soprannominato Magic, è considerato uno dei più grandi piloti di tutti i tempi, nonché una delle figure più rappresentative e iconiche della Formula 1 e dell’automobilismo in generale.

Corridore completo in ogni aspetto, dalla messa a punto alla gestione delle gomme, seppe distinguersi nel corso della carriera soprattutto per la guida sul bagnato e la velocità in qualifica, caratteristica, quest’ultima, che gli consentì di detenere il record di pole position (65) dal 1989 al 2006. Abile inoltre nei circuiti cittadini, il pilota brasiliano detiene tuttora il record di vittorie sulla prestigiosa pista di Monte Carlo, sei, di cui cinque consecutive fra il 1989 e il 1993 e, complessivamente, con 41 Gran Premi vinti, risulta essere il sesto pilota più vincente nella storia della Formula 1.[La sua carriera nella massima categoria automobilistica, iniziata nel 1984 al volante della Toleman, venne contraddistinta dal dualismo con il francese Alain Prost, suo compagno in McLaren nel biennio 1988-1989. Tale rivalità è considerata come una delle più intense e accese della storia della Formula 1, nonché dello sport in generale. Morì a seguito delle ferite riportate in un incidente occorso alla curva Tamburello del circuito di Imola, durante il Gran Premio di San Marino del 1994.

Ayrton è stato eccelso, dal senso del limite inarrivabile e la personalità spiccata. Tanto ruvido in pista, quanto fascinoso fuori, divenne eroe nazionale in Brasile e ammirato in tutto il mondo nonostante lo stile duro. Per prodezze e caratura può essere considerato il migliore di sempre. È stato il benchmark, il punto di riferimento, di una F1 che non c’è più. Ancora oggi, però, a 30 anni dalla sua scomparsa, Ayrton Senna resta una pietra miliare con cui in Formula 1 devono confrontarsi tutti: da chi ne ha battuto record e cifre, a chi sta segnando l’epoca attuale, cercando di emularne gesta e stile semplicemente inarrivabili. Senna era infatti un pilota completo, veloce e ruvido, con il guizzo della genialità e doti di controllo fuori dal comune. Talento naturale, forgiato da un’applicazione tecnica straordinaria e una congenita attitudine al perfezionismo, il brasiliano è stato un campione di grande intelligenza. Aveva la capacità di assumersi dei rischi, ma con la sensazione di poterli sempre controllare: era tanto umano nella vita, quanto spigoloso in pista. Ha illuminato le corse conquistando 3 mondiali, 41 GP e 65 pole per poi brillare in cielo come una cometa. La scia lasciata resta infatti indelebile, più profonda delle cifre collezionate: in tanti, da Michael Schumacher a Sebastian Vettel, fino agli stessi Lewis Hamilton e Max Verstappen le hanno superate, senza raggiungerne però la statura complessiva. Quella del migliore di tutti.

La grande rivalità con Alain Prost, altro dioscuro di quella F1, nasce a Estoril nel 1988, da compagni in McLaren: Ayrton stringe il francese verso il muretto in rettilineo, ma lui passa, vince e lo accusa di essere pericoloso. È la miccia di una rivalità che divamperà fino a rasentare l’odio. Si ricomporrà solo a fine carriera, nell’abbraccio sul podio di Adelaide 93, l’ultimo GP del francese e l’ultima vittoria del brasiliano, e nello struggente “Alain mi manchi” proferito in radio dal brasiliano nel funesto weekend di Imola. C’era rivalità, ma pure rispetto reciproco, anche se si capì solo dopo. O comunque tardi.

La faida Senna-Prost ebbe come teatro Suzuka, la pista giapponese dove Ayrton vinse tutti i suoi tre titoli: 1988, 1990 e 1991. Nel 1988 l’incoronazione arriva con il brivido: il brasiliano sbaglia il via, ma in soli 28 giri risale come una furia da 8° a 1°, supera Alain, suo compagno in McLaren, e trionfa. Nell’89 lo scontro. I due, in lotta per il titolo, si toccano alla chicane prima del rettifilo a 6 giri dalla fine: Prost abbandona; Senna riparte, cambia il musetto danneggiato, rimonta su Alessandro Nannini, vince, ma viene squalificato per aver tagliato la chicane. Titolo a Prost e furia brasiliana. C’è l’ombra dell’appoggio del francese Balestre, presidente della Fisa, l’ex Fia, al connazionale, con coda di veleni e minaccia di ritirare ad Ayrton la Superlicenza. Senna, animo sensibile e malinconico nonostante le ruvidezze di cui era capace in pista, pensò seriamente di lasciare le corse. Un anno dopo, però, Senna si vendica: lo speronamento alla prima curva a Prost, in lotta per il titolo sulla Ferrari, gli vale un secondo Mondiale impregnato di polemiche. La sua frase, “Le corse a volte finiscono alla prima curva a volte a 6 giri dalla fine”, sapeva infatti di premeditazione. Pagina non cristallina da cui Ayrton uscì grazie al suo carisma. Nel ’91 il terzo alloro, contro la Williams di Nigel Mansell, di cui spesso subì la velocità pura. Con il Leone inglese Senna ingaggiò duelli in pista, come quello fra le scintille del rettilineo di Montmelò con le monoposto affiancate un dito di distanza, e anche scontri fisici.

A Montecarlo Senna ha dato il meglio: 6 vittorie fra il 1987 e il 1993, con il Settebello gettato via nel 1988, al Portier, mentre stava dominando la corsa. Resta però, indelebile, la pole perfetta del sabato, quella danza magica fra i muretti che relegò Prost, secondo in griglia, a 1”4 di distacco. Disse di aver guidato come se fosse “in un’altra dimensione”, esibendo quel lato mistico che un po’ affascinava, un po’ infastidiva. Nessuno come Ayrton amava il giro secco, lì era inattaccabile: in 158 qualifiche ha battuto il compagno 140 volte (88,6%) e quando morì, il 1 maggio 1994, il ranking all time delle pole recitava: Senna 65; Prost e Clark 33; Mansell 31. Capito? Quasi tutti doppiati! Le cifre, aggiornate da un calendario divenuto nel frattempo ipertrofico, lo hanno poi visto scavalcato nella specialità da Schumacher (68 pole) ed Hamilton (104). L’impressionante media pole/GP del brasiliano, pari al 40,3%, resta però superiore, sia a quella del tedesco (22,2%), sia dell’inglese (30,8%).

Senna ha unito in sé le doti di un campione straordinario con il magnetismo delle personalità che scrivono la storia oltre il loro campo di appartenenza. È stato animato da una motivazione estrema nella volontà di affermarsi, perseguita con una preparazione fisica maniacale e l’imperativo di vincere a tutti i costi. Anche scontrandosi fisicamente con i rivali: il giovane Michael Schumacher ne sa qualcosa. Il brasiliano era contrassegnato da una profonda spiritualità e da una fede che non nascondeva, al punto di aver raccontato di aver visto Dio durante un GP. Il suo lato mistico e sensibile colpiva, ma lo rendeva vulnerabile e a modo suo tormentato. Ayrton era fascinoso con le donne, celebri le sue conquiste famose, fra cui la modella Carol Alt, generoso con i bambini, cui ha lasciato una Fondazione, e idolatrato dal popolo: ha infatti fatto sognare il Brasile, riscattandone la difficile condizione sociale e compattandolo in quella bandiera che sventolava dopo le sue vittorie. In Patria è stato ed è tuttora un eroe nazionale: il suo primo trionfo in casa, a Interlagos nel 1991, fu leggendario, con il cambio bloccato in sesta e crampi al braccio che quasi gli impedirono di alzare il trofeo.

Ayrton, il re, se n’è andato a Imola, insieme all’ultimo della classe, l’austriaco Roland Ratzenberger, morto al sabato e che lui voleva ricordare sventolando nel giro di onore la bandiera biancorossa che gli trovarono addosso dopo lo schianto fatale. Era turbato prima del via del suo ultimo GP, ma partì dalla pole per morire a modo suo: primo della corsa, primo della classe. Sul muro del Tamburello, Golgota moderno di una tragedia ingigantita anche dalla dinamica, trafitto da un braccetto della sospensione là dove il casco verdeoro non poteva fare scudo, è finita una pagina della F1, scomparso il più grande pilota dell’era moderna e sorto un mito. Che 30 anni dopo, è più vivo che mai.

Fonte : “gazzetta.it” – a cura di Massimo Brizzi