di Felice Nicotera


Provate a ricordare alcune commedie di Eduardo De Filippo dove accanto al letto del defunto c’erano tante donne piangenti e disperate che gridavano addolorate e affrante: “E chi se l’aspettava ‘na notizia simile, chillo ‘o cumpare steve bbuono!” 

Quelle parole lamentose erano dette da vere professioniste chiamate ‘e scapillate. In passato, quando in una famiglia passava a miglior vita una persona cara, che sfortunatamente non aveva troppe conoscenze o parentele numerose, per non sfigurare nei confronti di quanti andavano a dare l’estremo saluto al defunto, si affittavano delle comparse che al capezzale della salma e successivamente al corteo funebre, mostravano dolore e disperazione per la perdita della persona in questione.

A molti, da piccoli, sarò capitato che quando per un capriccio si iniziava a piangere, la nonna immediatamente diceve: “Me pare proprio ‘a chiagnazzara”. Con la parola “chiagnazzara”, si  faceva riferimento in modo un po’ più popolare e dialettale a quello che oggi rientra di diritto tra quelli che sono gli antichi mestieri napoletani, ovvero ‘a scapillata. La particolarità di queste donne rientrava nella capacità di riuscire a mostrare un dolore talmente profondo e struggente da apparire quasi reale agli occhi di quanti presenziavano al corteo funebre.

Con il tempo anche questo antico mestiere è svanito, lo ritroviamo raramente ancora in qualche paese dove le antiche usanze sono ancora esistenti.


Gli articoli di “Napolitudine”

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