di Felice Nicotera


Tra i tanti antichi mestieri napoletani scomparsi ricordo ‘A lavannara  (la lavandaia).

Questa figura era solita girare per le case alla ricerca di panni sporchi che lavava utilizzando sapone e cenere, ma ciascuna custodiva segretamente il proprio metodo, considerato naturalmente il migliore, per sbiancare e pulire.

Inizialmente, dopo aver prelevato la biancheria, le lavandaie si recavano presso qualche torrente o fontana che diventavano così luoghi privilegiati di incontro e di chiacchiere.

Con il passare del tempo, però, la tendenza diventò quella di fare il bucato a casa del cliente stesso. Il lavoro si sviluppava su due giorni: nel primo i panni venivano lavati e lasciati a mollo in catini con acqua calda, soda e cenere, mentre nel secondo si procedeva alla cosiddetta culata, cioè si provvedeva a stendere e lasciar asciugare i panni.


Con il boom industriale e l’avvento nelle case delle lavatrici e asciugatrici, però, questo mestiere è andato pian piano scomparendo per cedere il posto alle varie lavanderie: self service, a gettoni, industriali.

Ma quanta nostalgia per quei vecchi lavatoi pubblici.


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